Del rifarsi gli occhi

disegnidiversi_bilbolbulC’eravamo anche noi e grazie alla neve è stato bello. Anzi più bello.
Sì perché  non c’erano altre distrazioni, se non il freddo e i piedi inzuppati nel ciafciaf.
E quindi ce lo siamo goduto BilBOlbul, grazie anche al paesaggio siberiano che Bologna ha ostentato per 3/4 di festival. E’ stato un piacere vero rifugiarsi in qualche libreria e in qualche spazio espositivo, reale o riadattato con cura e perizia, e riscaldarci alla visione di opere diversissime tra loro, approfittando, del freddo, per stare più tempo possibile ad ascoltare chi, quelle opere le ha disegnate. E allestite, performate, ad hoc. L’impressione è che questa neve abbia avvicinato fatti e persone: le esposizioni più vicine le une alle altre – in termini di distanza, gli autori più vicini ai propri follower, in termini di vicinanza. Capire lo studio di personaggi e storie, l’uso dei colori e dei tratti, la forma.
Il bianco di questa neve benedetta ha avuto anche il merito di mettere in risalto la pluralità di colori, propri delle mostre. Facendoci meglio entrare nel mondo di chi è una certezza con nome stampato a caratteri cubitali, che ti calamita dentro le sue opere tanto da non riuscire a staccartene. Di chi è uno sconosciuto con nome scritto a matita, ma da una punta affilatissima che graffia il foglio e la tela lasciando il segno ai posteri. Di chi trova sempre più spazio negli scaffali delle librerie (e non solo quelle specializzate) e ha un nome colorato con photoshop, a volte mantenendo solo una bicromia per meglio evidenziare contrasti. Testuali e non.

Annunci